AFFRESCHI E MOSAICI

Un mondo scomparso ma incredibilmente attuale nella rappresentazione della quotidianità. Gli animali, la vegetazione, i volti, i colori: la vita raccontata negli affreschi e nei mosaici di epoca romana. In particolare nella struggente testimonianza di Pompei, Ercolano, Stabia.  Un patrimonio artistico unico, un orgoglio italiano a cui vogliamo rendere omaggio. A modo nostro, naturalmente.

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Tratto da una composizione più ampia che copre un’intera parete, questo frammento di affresco romano raffigura un pavone dai colori vivaci, reso realistico, arroccato su una recinzione o una ringhiera. L’uccello è blu e nero sul petto e sul collo, con il corpo rosso e una cresta.  Il frammento probabilmente decorava una parete della stanza della Casa dei Sirici di Pompei. lo stile è stato datato tra il 63 aC e il 79 dC. Misura del piattino svuotatasche. Cm 15×15.

Affresco pompeiano raffigurante un tondo con volto di fanciulla. Villa Arianna I secolo d.C. Svuotatasche in cristallo, cm. 18×18

Affresco pompeiano del I secolo a.C., rappresenta Venere con un piccolo Cupido sussurrante sulla spalla. Fu razziato, insieme ad altri, nel 1957 dai locali della Soprintendenza di Pompei e ritrovato negli Usa, nel 2015, dai Carabinieri del nucleo Tutela Patrimonio Culturale. Svuotatasche in vetro cristallo, cm. 18×18

E’ un dettaglio del grande affresco pompeiano rinvenuto nella “Casa del Bracciale d’oro”. Decorava intere pareti esterne della villa patrizia. La cura dei dettagli con la quale è raffigurato il lussureggiante giardino fiorito genera un effetto realistico che permette di riconoscere diverse specie di piante: l’oleandro, il viburno, la palma, la rosa, l’edera , oltre a vari uccelli volteggianti o posati sui rami degli alberi, come il colombo, la gazza ladra, il passero e la rondine.  Svuotatasche in  cristallo, cm. 25×25

Cupido e il coniglio. Affresco pompeiano rinvenuto nella “Casa di Livia”. Conservato al Museo Archeologico Nazionale di Napoli. L’antico Cupido romano era un dio che incarnava il desiderio e la lepre o il coniglio erano animali sacri a Venere, dea della seduzione. Questa simbologia si tramanda nei secoli fino a noi. Nelle miniature medievali spesso la presenza di un piccolo coniglio significava che le due persone raffigurate erano legate da una relazione sentimentale. Il piattino misura cm 15×15. 

“Dioniso a cavallo della panthera”. Mosaico Romano rinvenuto a Delos. Il leone, la tigre, il leopardo in antichità venivano tutti chiamati Panthere. Secondo leggende antichissime uno dei mezzi per catturare le pantere consisteva proprio nello spargere del vino in prossimità dei punti nei quali andavano ad abbeverarsi. La pantera, difatti, non resiste al vino e se ne inebria facilmente. Da qui la nascita del mito che unisce questo animale a Bacco/Dioniso e ai rituali. Il binomio uomo-animale, razionalità-istinto. La mente umana che domina la forza istintiva, primordiale. Cm 20×20

Affresco romano raffigurante Diana cacciatrice. Sopravvissuto all’eruzione del Vesuvio e rinvenuto a Villa Adriana, Stabia.  Risale al primo secolo ed è  conservato al Museo Archeologico di Napoli. Un intenso fondo azzurro sul quale si staglia Diana, mentre tende l’arco. La dea è raffigurata con il volto di profilo, concentrato nell’azione. Il viso è dolce e il corpo quasi immobile, le vesti statiche e l’unico movimento viene dato dal piede sinistro leggermente alzato. Cm 15×21

Dettaglio di affresco pompeiano (Moregine – Pompei, Sala del triclinio). Nel 1959 furono rinvenute camere, bagni termali, sale da pranzo per decine di persone. La ricchezza delle finiture, i giochi d’acqua, l’esuberanza decorativa, suggeriscono che il complesso fosse una sorta di spa o un albergo di lusso dell’antichitàCm 20×20

“Uccello nero appollaiato su anfora”. Frammento di affresco (Pompei – Casa degli uccelli). Cm. 17×23

L’affresco pompeiano del I° Secolo, rappresenta Narciso che si specchia nell’acqua, sullo sfondo un amorino. Finitura in foglia argento. Cm 20×20

E’ stato definito il mosaico più bello del mondo. “Il Serraglio delle Meraviglie”, mosaico romano scoperto nel 1996 a Lod, città israeliana situata a 15 km da Tel Aviv, dove costituiva il pavimento di un’antica domus, databile intorno al III e IV secolo d.C. La finitura del piatto valorizza ulteriormente l’opera in un vivace rosso pompeiano e foglia oro sul retro. Misura cm. 20×20.

Mosaico romano “della giovane Zingara” rinvenuto a Zeugma, nella Turchia sud-orientale, e custodito nella medesima città presso il Gaziantep Museum. Il piattino è realizzato in modo da enfatizzare la malinconia dello sguardo rivolto lontano, eppure sembra che gli occhi di questa ragazza seguano costantemente il movimento di chi le sta di fronte. Uno sguardo triste e insieme gioioso che è diventato l’emblema dell’antica città turca. Cm 21×15

Frammento del grande mosaico del Nilo, rinvenuto nella “Casa del Fauno” a Pompei. Fra le onde del fiume e lungo le sponde  si trovano anatre, un ippopotamo, un cobra, un coccodrillo e uno sciacallo. Completano la scena le tipiche piante acquatiche quali ninfee, giunchi, papiri. Cm 21×15

Il Mosaico nasce come composizione figurativa inizialmente per ricoprire ed abbellire i pavimenti in terra battuta. Formato da tessere, piccoli riquadri di materiali vari, basalto, marmi di diverso colore, vetri, anche conchiglie. Cm 18×18

Dettaglio di un pavimento di mosaico raffigurante Medusa (la Gorgone). Si trova a Zea (Pireo – Grecia). Cm 18×18

Allegoria del teatro. Le decorazioni a sfondo rosso (il tipico rosso pompeiano ottenuto con il cinabro). Affresco rinvenuto a Pompei. Cm 18×18

Maenad ed Eros. Affresco romano. I secolo d.c. Tablinium. Casa di Lucio Caecilius Lucundus a Pompei (Museo Archeologico Nazionale. Napoli). Cm 18×18

Affresco romano rinvenuto a Villa San Marco, Stabia. Cm 18×18

Mosaico raffigurante una marina con pesci. Pompei, casa a cinque piani (Museo Archeologico Nazionale – Napoli). Cm 18×18

Dipinto murale della “folleria” (bottega dove si lavavano e si smacchiavano le vesti) di Veranius Hypsaeus (Pompei), oggi nel Museo Archeologico Nazionale di Napoli. In antichità, presso i romani, i “fullones” erano le persone che lavavano i tessuti. Cm. 18×18